Trento. Due bambini che ora sono
tornati in famiglia ma che in passato avevano vissuto per circa un anno
lontani dai loro genitori presso il Centro per l’Infanzia di Trento,
hanno rinunciato a parte dei loro regali di Natale per donarli ai
bambini del villaggio SOS e del Centro per l’Infanzia.
Regali raccolti
Consegna al villaggio SOS
I regali, raccolti da mamme e papà trentini a cui sono stati
sottratti i figli, sono stati consegnati questa mattina da alcuni membri
del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus al dottor Giuseppe
Odorizzi, direttore del Villaggio del fanciullo SOS. L’iniziativa è
nata dalla proposta di una mamma che desiderava offrire un Natale felice
ai bambini del villaggio. Il comitato ha accolto con piacere la
richiesta anche al fine di chiarire definitivamente che stima il lavoro
del villaggio verso le decine di bambini accolti nelle strutture. Semmai
le critiche del CCDU sono rivolte alle procedure dei servizi sociali e
del tribunale dei minorenni, ma certamente non al villaggio.
I regali sono stati offerti alcuni privati e dai seguenti
negozi (in ordine alfabetico):
GIOCHERIA TOP GIOCHI S.N.C. DI
MAFFIA ANTONIO & C.
Piazza Silvio Pellico 1, 38122,
Trento
LUCKY STAR di YE LISHENG & C.
SNC
Via Vittorio Veneto 63, 38122,
Trento
Regina Trento via Fermi
Via Fermi 5, 38123, Trento
Trento Sviluppo – Superstore Big
Center
Centro Direzionale Trento Sud 1,
Trento
Il comitato continuerà la campagna per la riforma dei servizi
sociali e del tribunale dei minorenni al fine di dare a questi bambini
il regalo che vorrebbero: un papà e una mamma da poter abbracciare e
baciare.
(AGENPARL) - Roma, 15 dic - “Nessun
medico può essere obbligato a somministrare un farmaco che non ritenga
adatto al malato. Si tratta di un grave abuso di autorità, anche perché
nell’ambito dell’azienda sanitaria ci vuole maggiore rispetto per le
reciproche competenze. Se i medici ritengono che ci sia un problema di
ordine psicopedagogico, prima di passare ai farmaci bisogna
necessariamente esplorare tutte le iniziative di carattere formativo ed
educativo”. Lo ha dichiarato il responsabile mondo Scuola Udc, onorevole
Paola Binetti, in merito a quanto avvenuto nell’Ausl di Modena, dove un
gruppo di neuropsichiatri infantili ha protestato, dando le dimissioni,
pur di non essere “obbligati con ordine di servizio a prescrivere
farmaci che non ritenevano appropriati” per la cura di alcuni bambini.
E
proprio contro l’abuso di terapie farmacologiche e per arginare il
problema legato alla sproporzionata segnalazione dei disturbi specifici
dell’apprendimento(Dsa) o della sindrome da deficit di attenzione e
iperattività (Adhd), che domani nella sala delle conferenze stampa di
Montecitorio, in Via della Missione 6 alle ore 11, l’Istituto di
Ortofonologia (IdO) presenterà i risultati di un indagine condotta nelle
scuole materne ed elementari per individuare i bambini a rischio Dsa,
in occasione della conferenza stampa sul tema ‘La scuola dell’obbligo ed
i disturbi specifici dell’apprendimento’. “Invece di prescrivere
farmaci - ha proseguito Binetti - ci sarebbe bisogno di una tata tutor,
come avviene nel programma televisivo ‘Sos tata’, per reinsegnare nelle
famiglie a gestire autorità e affettività. Più educazione e meno Ritalin
e medicalizzazione - ha spiegato - perché non bastano dei consigli
generici, occorre un aiuto concreto come un intervento psicopedagogico
domiciliarizzato”.
...
Fortunatamente, secondo il direttore
dell’Ido Federico Bianchi di Castelbianco, “’l’Adhd è poco presente nel
nostro paese, grazie alla serietà di tanti operatori (pediatri,
psicologi e psichiatri), ma è necessario sottolineare che in Italia non
esiste una modalità diagnostica obiettiva, confondendo sintomi vari, che
non hanno una radice reale, come deficit di attenzione e iperattività”.
Anche per l’onorevole Mariella Bocciardo “bisogna approfondire la
manifestazioni dei disagi da parte dei bambini, poiché troppi vengono
considerati dislessici quando in realtà non lo sono, o ancora non è
giusto che spesso alcuni disagi siano erroneamente diagnosticati come
Adhd, condizionando poi tutto il futuro del bambino. Non si devono
semplificare le problematiche – ha denunciato - utilizzando i farmaci.
Abbiamo tante responsabilità e mi auguro che questo momento così
difficile porti a riflessioni profonde. I bambini sono il nostro futuro e
noi dobbiamo tutelarli, sapendo che i farmaci sono l’ultima spiaggia”.
Infine, conclude Castelbianco, “ci auguriamo che venga presa una
posizione netta anche sulla cosiddetta scientificità dei questionari
somministrati nelle scuole e nelle famiglie, da cui si formulano
diagnosi che possono dare corpo a trattamenti farmacologici”. È una
questione cruciale anche per Bocciardo, poiché “il problema non è
semplicemente abrogare i farmaci, ma normarne l’uso per la cura dei
bambini e degli adolescenti”. Tra i presenti alla conferenza stampa, su
‘La scuola dell’obbligo ed i disturbi specifici dell’apprendimento’, il
direttore dell’IdO, Federico Bianchi di Castelbianco; il responsabile
del mondo Scuola Udc, onorevole Paola Binetti; il membro della XII
commissione Affari sociali, onorevole Mariella Bocciardo.
Assistiamo al
tentativo di negare i reali problemi delle politiche trentine sulle famiglia
Trento. Recentemente si assiste al proliferare di
iniziative che per cecità istituzionale o meri interessi di parte non sembrano
realmente consapevoli del vero problema dei minori e delle famiglie. Per
esempio, durante la presentazione delle nuove linee guida per l'affidamento dei
minori, che stranamente non sono state pubblicate, il presidente Lorenzo Dellai
ha parlato di “polemiche, spesso immotivate”. E non si riferiva certo alle
proteste delle mamme e papà a cui sono stati strappati i figli quando parlava
di polemiche “immotivate”. E i migliaia di euro spesi per la manifestazione Trento
0-18 continuano nel solco apparentemente scelto dall’amministrazione di negare
e ignorare le gravi violazioni dei diritti umani denunciate recentemente da più
parti.
Ricordiamo che il Trentino
sta diventando famoso per essere una delle province con il più alto tasso di
minori sottratti alle famiglie. Le cronache hanno riferito di un minore
sottratto subito dopo il taglio del cordone ombelicale alla mamma che si era
rifiutata di abortire. E poi c’è la storia del bambino trascinato via a forza
da scuola strappandogli le mani dai termosifoni. E ricordiamo ancora la vicenda
della mamma a cui è stato sottratto il bambino perché “lo amava troppo”, del
bambino sbattuto qua e là come un pacchetto postale nonostante avesse una mamma
e un papà che non chiedevano altro che di amarlo, eccetera, eccetera, eccetera,
per finire con i tre bambini fuggiti dal villaggio SOS perché volevano tornare
in famiglia. Decine e decine di storie che sono solo la punta dell’iceberg.
Secondo le stime del nostro Comitato circa il 20% delle sottrazioni coatte sono
motivate da provvedimenti carcerari, morte di entrambi i genitori,
maltrattamenti o abusi; il rimanente 80% circa avvengono con la motivazione di
“inidoneità genitoriale“. Un genitore di fronte a psicologi, psichiatri e
assistenti sociali, può ritrovarsi accusato di colpe mai commesse, sulla base
di opinioni soggettive proclamate o come parere “medico” o come parere
“scientifico”.
Purtroppo invece di
affrontare il problema si tenta di nascondere la testa sotto la sabbia come
fanno gli struzzi, forse per paura dell’inevitabile debacle elettorale che
seguirebbe la rivelazione di questi scheletri nascosti nell’armadio. Ecco
quindi che il dott. Frenez (dirigente del Servizio Attività Sociali delComune di Trento) si affretta a descrivere le
attività ispettive e di vigilanza di un Consigliere Comunale come una “grave e
pericolosa ingerenza” e a chiedere di verificare i “limiti dell’attività di
controllo dell’operato dell’Amministrazione”, nel tentativo di far cessare
qualsiasi attività di controllo sul loro operato. Ecco che l’associazione
Prospettive organizza un corso in cui uno dei docenti è la dottoressa Della
Rosa, famosa per essere stata consulente del PM Pietro Forno ancor più noto per
il “metodo Forno”: una «macchina» giudiziaria tanto efficiente da diventare,
secondo i critici, implacabile anche con gli innocenti.
Nel corso della
manifestazione Trento 0-18, il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus
organizzerà una campagna informativa per informare i genitori e i cittadini dei
reali problemi che affliggono la giustizia minorile e la tutela dell’infanzia,
nel tentativo di spingere l’amministrazione verso una reale presa in carica dei
problemi dell’infanzia in Trentino.
La nuova legge sulla dislessia rischia di incrementare esponenzialmente gli abusi di psicofarmaci sui bambini.
Purtroppo il consigliere
MATTIA CIVICO è riuscito a farci
credere che i test sulla dislessia non portano agli psicofarmaci. I consiglieri
Bruno Firmani e Mario Casna avevano presentato degli emendamenti sensati ma non
sono stati accettati. Inoltre non capiamo perché tutta questa fretta di approvare questa legge. Nel frattempo come Comitato dei Cittadini per i Diritti
Umani abbiamo raccolto oltre 100 firme dei nostri concittadini contro questa
legge in pochissime ore.
La dislessia e i
disturbi specifici dell’apprendimento non prevedono cure farmacologiche, ma i
test innescano un meccanismo di
medicalizzazione che porta alla somministrazione di psicofarmaci ai
bambini. Questo è palese nel vicino Alto Adige come implicitamente confermato
dallo psichiatra Roger Pycha che non ha negato ma ha affermato che “nessuno si
diverte a somministrare psicofarmaci ai bambini” [cfr. Corriere dell’Alto Adige
27 settembre 2011]. In Alto Adige non si divertono ma lo fanno.
Non vogliamo che la
nostra scuola diventi una sorta di filiale commerciale delle case farmaceutiche
che segnala i bambini al neuropsichiatra. Questo è già accaduto alle Dame
Inglesi di Rovereto: dopo la somministrazione di test sulla dislessia e sulla
discalculia, i genitori sono stati esplicitamente invitati per iscritto a
rivolgersi al neuropsichiatra [cfr. Il Trentino 24 aprile 2009]. In tutte le
nazioni dove sono stati effettuati gli screening si è poi assistito a un aumento
delle vendite di psicofarmaci per l’età pediatrica, senza trovare una reale
corrispondenza nel numero di bambini davvero “malati”.
SABATO 29 OTTOBRE alle ORE 11.00 davanti
al PALAZZO DELLA REGIONE in PIAZZA DANTE a TRENTO manifesteremo per dire NO ALLA CASTA.
Attualmente
è in discussione un DDL sulla dislessia che così come è attualmente formulato
rischia di incrementare esponenzialmente
gli abusi di psicofarmaci sui bambini.
MA IL CONSIGLIERE MATTIA CIVICO VUOLE FARCI
CREDERE CHE I TEST SULLA DISLESSIA NON PORTANO AGLI PSICOFARMACI
Se non vuoi che le nostre scuole
diventino delle filiali commerciali delle case farmaceutiche che segnalano i
bambini al neuropsichiatra.
PARTECIPA ALLA
MANIFESTAZIONE !!!
SABATO 29 OTTOBRE - ORE 11.00
PALAZZO DELLA REGIONE
- PIAZZA DANTE - TRENTO
DICIAMO NO ALLA CASTA
NEL 2008 SPINTA DA
OLTRE 4000 FIRME LA PROVINCIA AVEVA APPROVATO UNA LEGGE CONTRO GLI SCREENING
PSICOLOGICI
La
Provincia Autonoma di Trento aveva approvato la legge n. 4 “Disposizioni in materia di uso di sostanze
psicotrope su bambini e adolescenti” presentata dal senatore De Eccher(PDL). Attualmente è in discussione un DDL sulla
dislessia che così come è attualmente
formulato rischia di incrementare esponenzialmente gli abusi di psicofarmaci
sui bambini. E va contro la volontà popolare. I consiglieri Bruno Firmani (IDV) e Mario Casna (Lega)
hanno presentato degli emendamenti ma dubitiamo che la casta li accetterà.
IL CONSIGLIERE MATTIA CIVICO VUOLE FARCI CREDERE CHE I
TEST SULLA DISLESSIA NON PORTANO AGLI PSICOFARMACI
La dislessia e i disturbi specifici
dell’apprendimento non prevedono cure farmacologiche, ma i test innescano un meccanismo di medicalizzazione che porta
alla somministrazione di psicofarmaci ai bambini. Questo è palese nel
vicino Alto Adige come implicitamente confermato dallo psichiatra Roger Pycha
che non ha negato ma ha affermato che “nessuno si diverte a somministrare
psicofarmaci ai bambini” [cfr. Corriere dell’Alto
Adige 27 settembre 2011]. In Alto Adige non si divertono ma lo fanno.
Non vogliamo che la nostra scuola
diventi una sorta di filiale commerciale delle case farmaceutiche che segnala i
bambini al neuropsichiatra. Questo è già accaduto alle Dame Inglesi di
Rovereto: dopo la somministrazione di test sulla dislessia e sulla discalculia,
i genitori sono stati esplicitamente invitati per iscritto a rivolgersi al
neuropsichiatra [cfr. Il Trentino 24 aprile 2009].
In tutte le nazioni dove sono stati effettuati gli screening si è poi assistito
a un aumento delle vendite di psicofarmaci per l’età pediatrica, senza trovare
una reale corrispondenza nel numero di bambini davvero “malati”.
Mercoledì 5 ottobre 2011 alle ore 13, Roma, piazza Montecitorio, si terrà una manifestazione nazionale per unire mamme e papà, nonne e nonni, associazioni, movimenti e cittadini per sostenere e proteggere la famiglia. Nella storia dell’umanità la famiglia e la genitorialità hanno sempre avuto un ruolo essenziale, sia sociale che morale. Negli ultimi decenni si è assistito a uno svilimento dell’autonomia e del ruolo fondamentale della famiglia e della genitorialità. Si assiste al dramma di centinaia di migliaia di bambini, mamme, papà, nonne e nonni, separati di fatto dai loro affetti più cari con gravissime conseguenze, anche estreme.
Le principali cause di tale degrado sono:
Incompetenza dei servizi sociali, sia al punto di vista della formazione che della funzione.
Perizie psichiatriche di natura soggettiva che vanno a discapito della verità oggettiva.
Un tribunale dei minorenni istituito nel periodo fascista che non rispetta di fatto i principi costituzionali del giusto processo e del contraddittorio.
Secondo alcune stime in Italia ci sono:
950.000 genitori separati che possono vedere i figli poche ore a settimana
150.000 mamme o papà che hanno perso ogni contatto con i figli che sono, di fatto, orfani di un genitore vivo
Circa 25.000 minori tolti ai genitori e collocati in casa famiglia, spesso per “inidoneità genitoriale” sulla base di perizie psichiatriche soggettive, orfani di genitori in vita
100 omicidi/suicidi ogni anno causati dalla conflittualità esasperata
Il sistema attuale è incapace di ascoltare e gestire la naturale conflittualità e problematiche della famiglia moderna. Ma in un paese normale, chi si occupa di famiglie, ha il dovere di ascoltare le istanze della società civile che è fondata sui legami familiari.
Prima ancora dei diritti civili vengono i diritti umani e naturali di godere dell’affetto e della possibilità di comunicare, abbracciare e baciare i propri cari. Questo diritto naturale e fondamentale di ogni bambino viene negato. Con questa manifestazione nazionale desideriamo manifestare il nostro disagio di mamme, papà, parenti e comuni cittadini.
Desideriamo unire tutti i cittadini, le associazioni, i movimenti e i semplici cittadini per sostenere e proteggere la famiglia, aldilà delle contrapposizioni ideologiche e di genere. Vogliamo che la nostra voce venga ascoltata e richiamare la politica e la società verso lo scopo comune di salvare la famiglia.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani parteciperà assieme a tutte le mamme, papà, nonne, nonni e cittadini che desiderano cambiare il sistema minorile. Per informazioni visitare il sito della manifestazione www.salviamolafamiglia.it
Trento. Stamattina a palazzo Thun il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha presentato le sue perplessità in merito al recente disegno di legge in discussione sulla dislessia. Secondo il nostro comitato, questo DDL, così com’è attualmente formulato, è destinato a incrementare esponenzialmente gli abusi di psicofarmaci sui bambini. Sebbene sia vero che la dislessia e i disturbi specifici dell’apprendimento non prevedano cure farmacologiche, la somministrazione di questi test innesca un meccanismo di medicalizzazione che alla fine può portare alla somministrazione di psicofarmaci ai bambini. Un meccanismo che è palese nel vicino Alto Adige dove le pratiche proposte dal disegno di legge sulla dislessia sono in vigore da anni e hanno aumentato enormemente il numero di bambini che assumono psicofarmaci. Oltre a denunciare il problema, il comitato ha presentato anche alcune proposte di emendamento per evitare i pericoli prospettati.
Nel corso della conferenza stampa un papà ha raccontato la sua storia innescata proprio dai test nella scuola che hanno avviato un meccanismo kafkiano in cui ha persino rischiato di perdere i figli per essersi rifiutato di aderire acriticamente ai percorsi “consigliati” dalla scuola. Sono state presentate anche altre storie simili.
Il consigliere comunale Gabriella Maffioletti, che da anni si occupa del problema dei minori sottratti ingiustamente alle famiglie sulla base di perizie psichiatriche soggettive, ha spiegato i motivi della sua interrogazione alla giunta comunale in merito alle connessioni tra scuola, servizi sociali e sanità. Lo scopo è quello di individuare possibili anomalie e conoscere la situazione attuale in modo da poter verificare nel prossimo futuro che il nuovo disegno di legge non generi gli stessi scenari verificatisi in Provincia di Bolzano.
Anche altre forze politiche si stanno attivando. Il Presidente del Consiglio Provinciale, Bruno Odorizzi, ci ha incontrati recentemente e ci ha rassicurati che si adopererà per presentare le nostre perplessità e proposte ai consiglieri provinciali. Il consigliere provinciale Bruno Firmani (IdV) presenterà degli emendamenti alla legge e il consigliere Mario Casna (Lega Nord), che aveva già espresso parere sfavorevole in commissione, sta esaminando il DDL per presentare delle modifiche in sede di consiglio.
Ci auguriamo che il consiglio provinciale dimostri la sensibilità che ha avuto nel maggio del 2008 quando ha approvato la legge n. 4/2008 “Disposizioni in materia di uso di sostanze psicotrope su bambini e adolescenti” sostenuta da oltre 4000 firme. Questo DDL sulla dislessia non andrebbe solo contro la volontà popolare ma anche contro il consiglio provinciale stesso, annullando di fatto l’articolo più importante di quella legge che vietava i test psicologici nelle scuole.