mercoledì 21 gennaio 2009

E' ufficiale: il Ministero dell’Istruzione vieta i test psicologici nelle scuole

Con la circolare n. 4226/P4, il Ministero dell'Istruzione impone ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali, inclusi i Sovrintendenti Scolastici per la Provincia di Bolzano e di Trento, il divieto di somministrare i test o questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni all'interno delle scuole. A questo proposito la circolare afferma specificatamente: “… La diagnosi di ADHD è pertanto tutt’altro che semplice, anche in virtù del conseguente possibile ricorso a terapia farmacologia, e comunque non può essere effettuata attraverso le somministrazioni all’interno delle scuole di test o di questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni.”

Inoltre, in relazione ai corsi e conferenze su questi temi, la circolare precisa: “Pervengono segnalazioni, anche attraverso atti parlamentari, relative alla organizzazione di corsi rivolti a genitori e insegnanti finalizzati a propagandare l’uso di prodotti psicoattivi nei casi di bambini affetti da disturbi del comportamento e dell’apprendimento (sindrome ADHD). … Alla luce di quanto sopra espresso, si pregano le S.S.L.L. di voler dare istruzioni alle istituzioni scolastiche di competenza affinché eventuali analoghi episodi siano immediatamente portati all’attenzione degli U.S.R. di competenza e successivamente segnalati alla scrivente Direzione Generale.”

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani desidera ringraziare e manifestare la propria soddisfazione per questa presa di posizione del Ministero che ha deciso di tutelare i nostri bambini, consapevole della pericolosità insita in questi test e, indirettamente, anche dall'uso e abuso di psicofarmaci.

Recentemente dei genitori ci hanno segnalato che in una scuola dell’Alto Adige si è presentata una “maestra” che avrebbe dovuto far fare dei “disegni” ai bambini. In realtà la “maestra” era una psicologa e i “disegni” erano dei test psicologici camuffati, il tutto senza nessuna richiesta di consenso scritta dei genitori. Ben consapevoli dell'esistenza di forti pressioni per continuare quest'attività di screening all'interno delle scuole, il nostro Comitato, insieme a tutti coloro che si sono uniti in questa battaglia, continuerà a vigilare e denuncerà ogni situazione anomala che contrasti con le direttive della circolare.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani – Onlus

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sabato 3 gennaio 2009

FINALMENTE LIBERO!!!


Un passo in avanti verso la libertà di trattamento.



Come annunciato oggi nel corso del TG regionale, si è risolta positivamente la vicenda del ragazzo di Brentonico che secondo la madre e anche a nostro avviso era stato sottoposto ingiustamente a TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Luca si è rifiutato di accettare il piano terapeutico proposto dalla psichiatria ed è stato liberato “senza condizioni”. Ora è libero di trasferirsi in Toscana per essere accolto in una comunità di reinserimento sociale come da lui ripetutamente richiesto nel corso di questa triste vicenda.

La storia di Luca è simile a quella di molti altri ragazzi che sono costretti a subire passivamente programmi terapeutici psichiatrici che si fondano anche sulla minaccia aperta o velata di un TSO. Già nel marzo del 2008 avevamo denunciato la situazione di molte persone che si erano rivolte a noi perché costrette a subire un “percorso terapeutico” contro la loro volontà. In molti casi erano obbligate ad assumere psicofarmaci che li debilitavano nel corpo e nello spirito, ma non avevano il coraggio di ribellarsi a questa situazione per paura di un TSO. Secondo la loro testimonianza, la firma in calce al “contratto terapeutico” era stata loro “estorta” e non corrispondeva alla loro effettiva volontà.

Indipendentemente dalla scarsa validità terapeutica di un percorso di recupero non consenziente, esso rappresenta anche una grave violazione del diritto alla libertà terapeutica garantito dalla nostra Costituzione. Nel caso di Luca registriamo con soddisfazione il passo in avanti fatto dal reparto di psichiatria di Arco in direzione di una vera libertà di scelta terapeutica. Ma che cosa succede a quei ragazzi che non hanno alle spalle una mamma determinata, una certa solidità economica che permetta loro di essere tutelati da un avvocato e l’assistenza di un’associazione?

Nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, lanciamo un appello ai nostri rappresentanti politici perché si facciano carico del loro impegno nei confronti dei cittadini che li hanno eletti affinché le libertà fondamentali affermate dalla nostra Costituzione e dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo non “rimangano solo sulla carta”.

CCDU ONLUS Sezione di Trento
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